Libri

 

 

Mi chiamano Messi, Aliberti Compagnia Editoriale 2019

 

MI CHIAMANO MESSI

Una straordinaria storia di diversità che diventa normalità. La storia di Francesco, calciatore con una gamba sola. Dai campetti di periferia alla Nazionale Amputati, dall’incontro con il grande Messi alla testimonianza portata al Palazzo di Vetro dell’ONU. Una sfida vinta con il coraggio e la tenacia da un ragazzo speciale.

Francesco ha vent’anni e gioca a calcio come i ragazzi della sua età. Ma in una maniera “speciale”: perché Francesco è nato con una gamba sola. Questa è la formidabile autobiografia del centravanti della Nazionale Italiana di Calcio Amputati, Francesco Messori. Un giocatore che non ha davvero niente da invidiare ad altri famosi “Francesco” del mondo del calcio: di certo non ha avuto meno tenacia, forza di volontà, coraggio e capacità di soffrire per potersi conquistare “la maglia”. La sua vita è un esempio che merita di essere conosciuto da tutti noi, soprattutto da quelli che troppo spesso liquidano i giovani di oggi come bamboccioni. Francesco è un ragazzo come gli altri. Il suo handicap fisico, in fondo, è per lui un particolare. Che non gli ha impedito di coltivare e di realizzare il sogno che aveva e che sembrava assurdo per uno come lui: giocare a calcio. Conoscere Lionel Messi. Parlare all’Assemblea dell’ONU. E, soprattutto, vestire la maglia della Nazionale. «Indosso la giacca nera, la lascio aperta sul davanti, poi la camicia bianca, i pantaloni grigi a sigaretta e il mocassino nero lucido. È il 16 marzo 2018, mi trovo a New York, al primo piano del Palazzo di Vetro, sede ufficiale dell’ONU. L’occasione è la cerimonia d’inaugurazione del “Change the World Model United Nations”, e io sono emozionato come non lo sono mai stato. Ho parlato molte altre volte in pubblico, ma questa volta è diverso, per tanti versi è più difficile. “Vi voglio presentare due sportivi, due persone speciali che mi hanno dato gioia”. La prima di quelle persone sono io, l’altra è Carlo Ancelotti. È Marco Tardelli che parla, sì, proprio lui. Io, così piccolo, in mezzo a quei due giganti del calcio italiano, che ci faccio? Da non crederci. “Mi chiamo Francesco Messori, sono nato senza una gamba e fin da piccolo la mia più grande passione è stata il calcio…”».

I ragazzi di Villa Giardini.  Aliberti compagnia editoriale, 2018 

 

I RAGAZZI DI VILLA GIARDINI 

di cosa parla il libro
Il dramma dei bambini di Villa Giardini. Una tragedia nascosta del nostro passato recente. Una testimonianza cruda, quasi incredibile da leggere oggi. Eppure accadeva solo negli anni Settanta, a Modena. Il diario di un giovane maestro che ha lottato contro le violenze e le sopraffazioni esercitate su bambini e ragazzi colpevoli solo di essere “diversi” o disagiati.
Un’altra storia di innocenti a cui è stata rubata la voce per anni e che trovate restituita in questo libro.
la storia
Paolo ha diciannove anni quando entra come insegnante a Villa Giardini, l’istituto medico psicopedagogico di Casinalbo di Formigine, poco distante da Modena, che accoglie bambini e ragazzi subnormali provenienti da tutta Italia. È entusiasta: può finalmente mettere in pratica i princìpi e le risorse di quella pedagogia innovativa che l’ha tanto appassionato durante gli studi. La realtà però è diversa, anzi nulla è come immaginato. Lì dentro i bambini sopravvivono, imprigionati tra solitudine e soprusi. Calpestati da un agghiacciante sistema fatto di adulti che esercitano con quotidiana normalità una sopraffazione disumana: fatti sdraiare a terra o nudi per ore nella neve, oggetto di terribili violenze fisiche e psicologiche.

La maggior parte di quegli sfortunati ragazzi non è mai uscita da lì e sa che quando andrà via finirà in manicomio. Funziona così. Il protagonista decide di intraprendere un coraggioso percorso di denuncia, collaborando dapprima all’inchiesta condotta dal quotidiano «l’Unità», poi con il Tribunale dei Minorenni. Ma i colpevoli saranno puniti? Quella di Paolo Tortella è una storia esemplare degli anni Settanta, una vicenda di lotta e di impegno contro le strutture repressive che ancora controllavano gran parte della società italiana. Ma il suo racconto, terribile e vero, ritrova – sfortunatamente – una sua attualità proprio di questi tempi, in cui la “moda” revisionista ormai diffusa sembra aver dimenticato, fra le altre cose, anche quella che fu la realtà dell’istituzione manicomiale nel nostro Paese.