Righe Animate: un (altro) blog

Righe Animate: un (altro) blog

1 Giugno 2018 0 Di Elena Becchi

Quando ho scelto di aprire un blog era la fine del 2017. Era stato un anno molto impegnativo, pieno di cambiamenti, alcuni meditati, altri – i più grossi – inaspettati, e io in realtà, un diario, lo tenevo già da tempo. Per la precisione tenevo una cartella, che ho ancora e che si chiama “pensieri a caso”, nella quale butto file di word, page, note, idee, trascrizioni di appunti da quaderni, e dalla quale ho tratto l’ispirazione e la spinta per pubblicare Righe Animate.

Ho voluto riflettere se prendermi seriamente l’impegno di avere un MIO blog. Non mi riferisco all’onere di scrivere, che va fatto seriamente e con assiduità a prescindere dal supporto, cartaceo o digitale quale sia, ma alla gestione assennata di un sito web, che richiede attenzione e dedizione, ma anche professionalità (che non ho).

Mi sono messa in gioco, e ho deciso di pubblicare.

Per dare un ordine ai miei scritti, per produrne di nuovi, per esercitarmi.

Per condividere opinioni e riflessioni riguardo alle persone che incontro: come si atteggiano, cosa dicono, cosa si mettono addosso, o alle cose che faccio e che vedo.

Poiché in fondo la scrittura è il modo più naturale che ho di farlo.

Il mio blog è, in questo senso, un diario dal sapore un po’ vintage, perché di fatto rimane una semplice raccolta di scritti.

Voglio ringraziare Luisa Carrada “Il mestiere di scrivere” e Briciolanellatte, le mie prime e imprescindibili fonti di consigli in fatto di writing e web blogging, e il mio ex datore di lavoro che indirettamente mi ha consentito una diversa organizzazione di spazio e tempo nell’arco della giornata.

Poi, in particolare, ringrazio e abbraccio Francesca Sanzo, per avermi  spalancato le porte della narrazione autobiografica, che ho scoperto di poter praticare senza difese, come uno sport del cuore.

Il nome che ho scelto – Righe Animate – si spiega facilmente: Righe si riferisce alla stringa di parole sul foglio (nello spazio)Animate richiama il contenuto, ma anche la prospettiva augurale che ciò che scrivo non resti lettera morta, ma sia letto, interpretato, criticato o condiviso da altri.