L’umanità che mi porto a casa

L’umanità che mi porto a casa

22 Settembre 2018 0 Di Elena Becchi

Elena Becchi @ferdi terrazzani

Ci ho trascorso due giorni, ventisei ore per l’esattezza. A Pordenone, alla Festa del libro e degli autori. Ero ospite di un’amica speciale, di quelle come ce ne sono poche (di quelle che sei sicura che da bambina viveva di fianco a tua nonna e tu ci trascorrevi tutti i pomeriggi e ci litigavi poi facevi la pace il giorno dopo. Di quelle con cui non esiste imbarazzo, mai, neppure ora, che siamo diventate adulte).

E quasi di corsa, per sfruttare tutto il tempo che avevo a disposizione, tra il Teatro Verdi, Piazza XX settembre e il Corso, accaldata e spettinata, ho percorso km di cultura e scorso pagine libri. Nuovi fondali da esplorare, tante persone da vedere, linguaggi da conoscere. Parole desuete o innaturali e sensibilità manifeste o nascoste, da cui trarre spunto.

Infinite cose da raccontarsi.

Buffi e inaspettati incontri.

Di Ala Al Asawi, autore egiziano che si commuove quando parla di Rivoluzione, ho stampato nella mente che la letteratura è al servizio della politica: il suo compito è narrare le cose umane che muovono la storia. Senza innamoramenti, tradimenti, amicizie, nulla accadrebbe, ci sarebbe il vuoto.

Con Lisa Thompson, autrice americana di una dolcezza rara, ho condiviso la certezza che i personaggi bambini siano così profondi da dover essere costruiti con ardore e cura, come fossero nostri figli, e che hanno sempre qualcosa di noi, di quando eravamo ragazzini.

Da Alessandra Sarchi rinforzo il concetto di alterità: ogni giorno siamo persone diverse, cambiamo di continuo e l’immaginazione è il solo atto di follia che ci induce a migliorare.

Elena Becchi @ferdi terrazzani

Ho passato ore e ore sul treno. Ho letto e ho preso appunti. Ho conosciuto Dave, trentenne americano che sta attraversando l’Europa in lungo e in largo e che fa interviste a chi incontra per conoscere sé stesso e gli altri.

Uno dei fotografi ufficiali della manifestazione, Ferdi, mi ha chiesto di farmi alcune foto, mentre ero assorta ad ascoltare parole e lettere.

Un capotreno gentiluomo, di cui non so il nome, mi ha regalato una corsa su un Frecciarossa, impietosito dalla mia fanciullesca distrazione per aver sbagliato binario.

C’è bellezza c’è nell’umanità mi porto a casa. Ogni viaggio, sia per lavoro o per piacere, è un capitolo di un libro di vita.